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RECAP AFRICA – le notizie della settimana

NGOZI OKONJO-IWEALA, LA PRIMA DONNA ALLA GUIDA DELLA WTO.

L’ex ministra nigeriana Ngozi Owonjo-Iweala riceve l’appoggio della neoeletta presidenza Biden e della maggior parte degli stati membri della Wto. Con tutti i pronostici, sarà la prima donna nonché primo leader africano alla guida dell’Organizzazione Mondiale del Commercio.


EGITTO, LA REPRESSIONE DEL DISSENSO. LA DENUNCIA DELLE ONG.

A dieci anni dalle primavere arabe del 2011 l’Egitto di Al Sisi “vive sotto la guida di un governo repressivo che soffoca ogni forma di dissenso. – riferisce la lettera di Humans Rights Watch appoggiata da centinaia di Ong, in vista del 46esimo consiglio Onu dei diritti Umani del 22 febbraio – Serve un meccanismo di monitoraggio sulla situazione dei diritti umani in Egitto”


SOMALIA, BOMBA UCCIDE 12 AGENTI. CAOS ELEZIONI.

7 febbraio, Dhusamareb Somalia. Una bomba piazzata sul ciglio della strada ha ucciso 12 agenti dell’Agenzia di Intellingece e Sicurezza. L’attentato, rivendicato dagli integralisti islamici di Al Shaabab, getta il paese nel caos. Le elezioni presidenziali del 8 febbraio sono state posticipate. In un clima di grande incertezza l’alleanza dei leader all’opposizione ha dichiarato illegittimo il presidente Mohamed Abdullahi Mohamed.


 OIM: SEMPRE PIU’ MORTI NELLE ACQUE LIBICHE.

Negli ultimi giorni “migliaia di migranti partiti dalle coste libiche si trovano in condizioni umanitarie terribili”. Segnala il rapporto dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni datato 6 febbraio. “La Libia resta un porto non sicuro. – continua la dichiarazione dell’Oim – Gli stati devono fornire con urgenza percorsi sicuri e alternativi per mettere fine al traffico di uomini.”


LA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO CONFERMA IL TERZO CASO DI EBOLA

La DRC ha confermato il terzo caso di Ebola nella provincia del Kivu Nord. Si tratterebbe della dodicesima ondata nel paese che dal 1976, anno della sua scoperta, ha già ucciso migliaia di persone. Questa settimana la WHO ha già fatto arrivare a Butembo 1200 dosi di vaccino per cercare di fermare il contagio tempestivamente, come comunicato dal suo portavoce regionale Matshidiso Moeti.


L’ETIOPIA CHIUDE DUE CAMPI PROFUGHI NON SICURI A CONFINE CON L’ERITREA

L’annuncio del governo ha portato alla chiusura dei campi di Hitsats e Shimelba e il ricollocamento dei profughi. Questa decisione, incentivata anche dal portavoce dell’HNHCR, è stata presa dopo che entrambi i campi hanno subito una distruzione importante portando alla morte diverse persone. Le schermaglie hanno infatti reso insicuri queste aree già critiche negli ultimi mesi. 

a cura di Carlo Pedroli e Daniele Pierobon

UNA STORIA SCRITTA CON I PIEDI

Venerdì 12 febbraio è in programma lo streaming di presentazione del libro Una storia scritta con i piedi, organizzato dall’associazione Un’altra storia di Varese con la partecipazione di Ubuntu Festival.

Il fenomeno migratorio è oggi un tema di grande attualità, per la politica e per la cronaca, ma l’emigrazione ha fatto parte della storia dell’umanità  sin dalla sua origine. Il cammino dell’uomo viaggia di pari passo con la sua evoluzione e lo porta lontano, a scoprire nuovi mondi e fondare nuove culture.

Partendo da questo presupposto fondamentale, il volume analizza le fasi evolutive delle migrazioni e come queste, a livello mondiale, europeo ed infine italiano, siano state vissute e affrontate. Un excursus storico, giuridico e a tratti politico che permette di inquadrare il fenomeno in un contesto più ampio e di acquisire chiavi di lettura, forse inedite per molti, sulle cause e sui rimedi della presunta “crisi migratoria”.

La ricostruzione giuridica tiene conto della molteplicità delle fonti, normative e giurisprudenziali, e dei diversi livelli – internazionale, europeo, nazionale – in cui sono articolate. Un manuale che cerca di semplificare la complessità, ricco di spunti critici, utile per la consultazione rapida ma anche per una lettura più meditativa, con importanti informazioni per gli operatori del settore ma anche per chi, per la prima volta e senza pregiudizi, vuole capire cosa siano le migrazioni oggi e cosa nascondono.

Il volume è pubblicato da RECOSOL, la rete italiana dei comuni italiani, associato  ad ASVIS. Molti dei comuni aderenti a RECOSOL gestiscono progetti di accoglienza diffusa di rifugiati e migranti.

RITA COCO
Giurista, dal 1998 lavora per l’Autorità garante della concorrenza e del mercato. Dal 2009 al 2013 ha lavorato come esperta nazionale distaccata presso la Commissione europea. Ha pubblicato articoli e saggi in materia di tutela dei consumatori, concorrenza, proprietà intellettuale e privacy. Allieva e collaboratrice di Stefano Rodotà, negli anni ’90 ha insegnato all’Università la Sapienza, conseguito un dottorato di ricerca in diritto comparato dell’economia e si è abilitata come avvocato. Ha viaggiato molto, per formazione e lavoro nel Nord del mondo, e per passione nel Sud del mondo, anche come volontaria. Negli ultimi anni ha rispolverato l’antica passione per i diritti umani e civili fino all’approdo a questo libro. Affianca all’impegno professionale quello gioioso di mamma di Michelangelo e quello sociale, tra cui nel campo del consumo critico, della scuola e dell’ambiente. È socia ASGI.

ROBERTA FERRUTI
Giornalista freelance. Ha iniziato negli anni ’90 come cronista collaborando con diverse testate locali e nazionali. Ha scritto per Avvenimenti, Paese Sera, Il Manifesto e L’Espresso. Attivista Verde negli anni ’80 e ’90, è stata tra i promotori dei primi Gruppi di Acquisto Solidali del Lazio e dell’Università Verde dei Castelli Romani. Ha due figlie ormai grandi, Cristina ed Alice, con le quali ha praticato l’home schooling. Nel 2016 ha visitato, in un lungo viaggio itinerante, i luoghi meta di sbarchi e di accoglienza che si è concluso a Riace. Scrive di migrazioni nel suo blog Tralerighe, su Comune.info, Volere la luna, Pressenza. Dal 2017 collabora con RECOSOL, la Rete dei Comuni Solidali. Per gli SPRAR – SIPROIMI di Gioiosa Jonica e Cinquefrondi ha svolto corsi per migranti e operatori. È coautrice del libro “Ecofemminismo in Italia. Le radici di una rivoluzione necessaria” a cura di Laura Cima e Franca Marcomin.

Per partecipare si prega di comunicare con l’organizzazione per ricevere il link all’evento.
Info evento – pagina fb Un’altra storia Varese
Contatto organizzatore Giuseppe Musolino 3387075200

UN’ALTRA STORIA VARESE

Ada Tattini

LIBRI SOLIDALI PER L’AFRICA

Segnaliamo oggi questa bella iniziativa proposta dall’associazione APA – Amici Per l’Africa, annoverata tra gli organizzatori di Ubuntu Festival. Un’iniziativa che coniuga l’impegno verso i popoli meno fortunati in Africa con la diffusione della lettura. Cultura e solidarietà si uniscono per Natale, facendo del bene due volte: regaliamo un libro e sosteniamo le realtà solidali nei paesi poveri.

A DICEMBRE E GENNAIO NEM EDITORE PROPONE LIBRI SOLIDALI

NEM Editore ha deciso in questo Natale così particolare di promuovere la solidarietà verso persone in stato di estrema povertà. Siamo convinti che l’essere solidali gli uni con gli altri sia uno degli aspetti che ci rendono ancora più umani.

NEM con la sua attività editoriale mira a nutrire lo spirito, ma ritiene doveroso in questo momento compiere un gesto concreto.

Quest’anno, oltre ad avere uno sconto del 5% (il massimo applicabile in base alla legge sull’editoria) chi acquisterà dal nostro sito (www.nemeditore.it) durante il mese di dicembre e gennaio, devolverà il 20% del proprio acquisto ad APA (Amici Per l’Africa) Onlus. (www.amiciperafrica.it)

APA Onlus si occupa da più di vent’anni di progetti di sviluppo e formazione nel settore medico e dentale ed è composta prevalentemente da medici, dentisti, odontoiatri, odontotecnici, igienisti dentali e volontari che prestano la propria opera gratuitamente in alcuni paesi africani (Kenya, Tanzania, Etiopia, Ghana). Oltre a questo ambito APA si impegna a migliorare la qualità dell’assistenza ostetrica e neonatale interagendo con altre Ong sanitarie.

Obiettivo di APA è aprire anche centri e ambulatori di cura, in ospedali molto poveri “dell’ultimo miglio”con tutte le attrezzature mediche necessarie e formare personale sanitario locale che vi possa operare stabilmente.

In swahili, la lingua bantu, una delle lingue ufficiali africane, APA significa «giuramento» e noi giuriamo proprio di rimanere umani.

GRAZIE A TUTTI VOI E BUON NATALE!

NESSUNO PUO’ CHIAMARSI FUORI

Nel 2019 milioni e milioni di persone, per lo più giovani, sono scese in strada per chiedere diritti, giustizia , libertà, dignità, rispetto per l’ambiente, fine della corruzione e delle disuguaglianze. Una moltitudine di persone disposte a mettersi di traverso a politiche ingiuste non si vedeva dal 2010/11. Dal Cile all’Iran, da Hong Kong all’Iraq, dall’Egitto all’Ecuador, dal Sudan al Libano, hanno sfidato e subito una repressione molto forte. I governi hanno sparato ai loro cittadini, perdendo ulteriormente credibilità.”

Nata dall’urgenza di definire uno standard universale secondo cui ordinare l’organizzazione del mondo postbellico, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è stata promanata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948. Cade oggi l’anniversario di questo storico accordo, che diede una prima impronta ufficiale al riconoscimento dei diritti fondamentali dell’uomo, diritti che i governi firmatari si impegnavano a garantire nella ricostruzione di un mondo sconvolto dalle tremende vicende belliche della seconda guerra.

In particolare, la fine della dominazione politica ed economica europea sui territori colonizzati si presentò come l’occasione per ripensare alla condizione dell’individuo e delle comunità: quelli che erano già definiti come diritti umani, a partire dalla dichiarazione d’indipendenza americana del 1776, furono estesi a tutti gli uomini e le donne del mondo, e furono ampliati e ridefiniti gli standard civili che permettessero all’umanità tutta di garantire la pace tra i popoli.

Ogni anno, Amnesty International pubblica il rapporto annuale sui diritti umani nel mondo attraverso l’osservazione delle condotte dei popoli, delle nazioni e dei governi in materia di salvaguardia dei diritti civili.

Inutile dire che al centro del problema risiedono quelle nazioni che hanno iniziato il percorso di riscatto dalla dominazione coloniale nella seconda metà del Novecento, e l’Africa primeggia. Nonostante la maggioranza degli stati africani abbia raggiunto uno standard sufficiente nel garantire l’esercizio dei diritti all’interno dei propri confini, soddisfacendo le libertà fondamentali universalmente riconosciute, come ad esempio la possibilità di accedere a libere elezioni, ad un’informazione imparziale, alla protezione umanitaria, a tutt’oggi sono diverse e preoccupanti le violazioni dei diritti umani in continente africano.

Evitiamo qui l’elenco di orrori umanitari perpetrati in Africa a causa dell’instabilità politica, delle guerre civili ancora in corso, dei regimi dittatoriali che mantengono il loro potere negando ai cittadini la libertà individuale e collettiva. Evitiamo in questa sede di sottolineare le pratiche barbare di coercizione e negazione dello sviluppo personale di donne e uomini che vivono tutt’oggi in balia di governi che basano la loro legittimità sul monopolio della forza contro i propri cittadini. Evitiamo qui di citare i numeri dei prigionieri politici, delle uccisioni di civili, delle limitazioni alle libertà fondamentali. Evitiamo di sottolineare quanto in alcuni paesi africani siano ancora dominanti pregiudizi razziali su base etnica e religiosa – per non parlare della parità di genere – o quanto il diritto umano alla distribuzione equa delle risorse sia costantemente irriso dall’economia mondiale con la connivenza dei governi in Africa.

Il rapporto di Amnesty International quest’anno fa il punto oltre che sui dati relativi alle violazioni dei diritti umani, quanto sulla reazione che l’umanità, con movimenti di protesta locali ma dal contenuto trasversale in Africa come in Europa e in Asia, ha opposto nel corso del 2019 ai soprusi e alle ingiustizie.

Nessuno può chiamarsi fuori, avverte Moni Ovadia nella prefazione al rapporto. Nessuno può ritenere conclusa la lotta per l’applicazione della dichiarazione dei diritti universali dell’uomo, né i popoli ancora sottomessi da regimi ingiusti, né chi, come noi, vive nell’illusione di aver conquistato uguaglianza, libertà e diritti nel mondo occidentale.
È quindi doverosa la riflessione, almeno oggi nella Giornata Internazionale per i Diritti Umani, su quanto c’è ancora da fare nel mondo, su quanto le distanze culturali debbano essere colmate dal principio di uguaglianza dei diritti fondamentali, su quanto possiamo fare nel nostro piccolo per affermare tutti i giorni il sostegno ad un’umanità libera di esprimere la propria soggettività, ovunque nel mondo.

Ada Tattini

LIVEAID 1985 – IL PRIMO FESTIVAL (DIFFUSO) PER L’AFRICA

Era l’estate del 1985. La carestia etiope durava già da due anni, aggravata dalla guerra civile in corso nel Paese: otto milioni di persone colpite da grave povertà e un milione di morti per guerra e malnutrizione è il pesante bilancio di una delle crisi alimentari più gravi dei paesi poveri nel XX secolo. Un giornalista della BBC andò a documentare gli effetti della carestia sul popolo etiope con un reportage dell’84 che smosse l’opinione pubblica sul disastro umanitario in corso in Etiopia.

Gli sforzi delle ONG attive sul territorio e la condanna della comunità internazionale non bastavano a far fronte alla situazione di grave instabilità economica, civile e produttiva. Inoltre, le tensioni provocate dalla guerra fredda, che proprio in quegli anni si sposta sul terreno della neocolonizzazione economica dei paesi poveri al fine di ampliare le zone di influenza dei due blocchi contrapposti, sono di intralcio per una risoluzione diplomatica o di una cooperazione unitaria.

Ma in quell’estate dell’85, il 13 luglio per la precisione, il più grande evento rock del secolo andò in diretta televisiva sugli schermi di due miliardi di persone in 150 paesi, allo scopo di raccogliere fondi per alleviare la carestia etiope.

Il LiveAid è stato da molti considerato il più grande evento rock della storia, e uno dei primi esempi di festival diffuso. In contemporanea i palchi di Londra e di Philadelphia furono calcati dai più famosi artisti del momento, del calibro di B.B. King, Prince, una giovanissima Madonna, Elton John, gli U2, solo per citare i più noti. La performance di Freddy Mercury allo stadio di Wembley di Londra è rimasta nella storia della musica dal vivo e negli annali dei migliori concerti dei Queen, ed è stata magistralmente raccontata nel film Bohemian Rapsody del 2018 .

Organizzato da Bob Geldof, il megaconcerto si propose di ricavare fondi da destinare al popolo etiope. Furono approntate 300 linee telefoniche per la raccolta delle donazioni dei privati spettatori del concerto. Intervistato in diretta, Bob Geldorf contribuì al rialzo delle offerte con la celebre frase “People are dying NOW. Give us the money NOW. Give me the money now.” (“La gente sta morendo ORA. Dateci i soldi ORA. Datemi i soldi ORA”) nel corso di un’intervista rilasciata in diretta, in seguito alla quale le offerte scattano di 300 sterline al secondo, fino a raggiungere la cifra stimata di 150 milioni di sterline raccolti nelle 16 ore di diretta televisiva.

Nelle intenzioni dell’organizzazione il LiveAid doveva essere un evento unico, gratuito e irripetibile, e per questo non furono realizzate riprese ad hoc dei concerti, ma solo molti anni dopo venne prodotto un DVD utilizzando le riprese d’archivio dai vari canali coinvolti nella diretta.

Fu un evento epocale in cui la forza comunicativa della musica spinse l’occidente a riflettere sulle conseguenze della decolonizzazione africana e ad agire anche solo con una piccola donazione, riconoscendo per la prima volta una responsabilità civile collettiva che il mondo di allora, diviso in blocchi ma già globalizzato in senso economico, non sapeva esprimere.

Ada Tattini

L’OMBELICO DEL MONDO

Una giornata o un anno intero non bastano. Alle persone di origine e discendenza africana è stato dedicato un decennio, dal 2015 e fino al 2024, il decennio internazionale dedicato alle persone di origine di africana. Indetto dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, contempla tra i diversi e multi-settoriali obiettivi, quello di risanare i rapporti tra i paesi occidentali e l’Africa, implementando leggi e attuando politiche che tutelino gli afrodiscendenti dalle discriminazioni.

Il movimento Black Lives matter e le manifestazioni che hanno interessato gli Stati Uniti all’indomani della morte di George Floyd sono il potente segnale che tanta strada ancora è da compiere per assicurare pari trattamenti e diritti alle persone di discendenza africana. E non solo Oltreoceano.

In Italia, come riporta il gruppo di esperti delle Nazioni Unite sulle persone di discendenza africana in visita al nostro Paese nel giugno 2015, a livello governativo non vengono raccolti dati disaggregati per origine etnica e questo rende impossibile riconoscere e contrastare la discriminazione strutturale. E casi di xenofobia, afrofobia e razzismo sono all’ordine del giorno. I dati dell’Oscad, l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori del Ministero dell’Interno che conteggia i reati catalogabili come “crimini d’odio”, forniscono un quadro desolante: su 2.532 segnalazioni pervenute dal 10 settembre 2010 al 31 dicembre 2018 ben 897, ovvero il 59,3%, riguarda casi di discriminazione a sfondo razziale o etnico, mentre il 18,9%, cioè 286, riguardano reati di matrice discriminatoria sulla base del credo religioso.

E se l’informazione e la cultura sono l’arma migliore per contrastare questi fenomeni è interessante far notare che nei programmi scolastici nazionali lo studio della storia della tratta degli schiavi e del colonialismo italiano non viene affrontato se non in occasioni sporadiche e per lo più extracurricolari.

Solo nel 2000, infatti, s’inizia a parlare di afrodiscendenti in Italia, grazie alla pionieristica ricerca di Braccini che, per prima, utilizza il termine  “seconde generazioni” per definire la discendenza dell’immigrazione in Italia, nella fattispecie africana. La ricerca, dal titolo, I giovani africani. Integrazione socio-culturale delle seconde generazioni in Italia, ha inaugurato un ambito di studi prima d’allora ignorato o sottovalutato nella penisola.

In Italia, secondo dati Istat, vivono circa 800.000 persone di discendenza africana. E oltre un milione e trecentomila persone, di cui il 75% nate in Italia o giunte in tenera età, non solo di discendenza africana, che non hanno la cittadinanza italiana.

Sono tante le iniziative promosse e tante ancora in corso, in molti Paesi, per accendere i riflettori sui discendenti di origine africana, Sul sito dell’Onu è possibile rimanere aggiornati su eventi passati e in corso.

In particolare noi di Ubuntu Festival vi segnaliamo che oggi si terrà l’evento Peace Through Music: A Global Event for Social Justice. Un evento musicale, trasmesso in diretta Facebook, a cui prenderanno parte artisti e personaggi come Brandi Carlile con Mike McCready dei Pearl Jam, Carlos Santana e Cindy Blackman Santana, Keith Richards, Peter Gabriel, Ringo Starr, Billie Eilish e moltissimi altri! L’evento è una collaborazione tra Playing For Change, un’organizzazione che mira a connettere il mondo attraverso la musica, il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA), e presentato da Corning® Gorilla® Glass, co-prodotto da Blackbird Presents, per sensibilizzare su uguaglianza, riconoscimento dei diritti umani e la fine del razzismo e della discriminazione. Per seguire l’evento in diretta, questo il link https://www.facebook.com/PlayingForChange

Enjoy and Peace!

Veronica Tecchio

YOU DON’T KNOW AFRICA

Più di un milione e mezzo di persone nel mondo hanno provato la loro conoscenza dell’Africa accettando la sfida di youdontknowafrica.com, una pagina web interattiva ideata da David Bauer nel 2015 e diventata subito virale. Indovinare 20 nazioni africane puntandole su una mappa muta del continente nel minor tempo possibile, e condividere il proprio risultato: questo è il concept di questa sfida di conoscenze geografiche.

D’altra parte, ogni volta che conosciamo qualcuno, la nostra prima curiosità è sapere da dove viene, per poterci rendere conto in un dato della distanza – o della vicinanza – delle culture, salvo renderci conto immediatamente che non sapremmo individuare tanto facilmente i luoghi d’Africa sul planisfero.

Molti nomi delle nazioni africane non ci sono del tutto sconosciuti, e di certo molti di noi potranno facilmente indicare senza errore la localizzazione di stati più vicini come quelli che affacciano sul Mediterraneo. Forse qualcuno saprà con precisione mettere una puntina su Marrakesh, Hurgada o Zanzibar, mete turistiche rinomate in tutto il mondo. Chissà quanti invece saprebbero localizzare la Libia, o l’Etiopia, l’Eritrea o la Somalia, per citare solo alcune di quelle nazioni africane con le quali noi italiani abbiamo avuto più stretti legami storici, non sempre edificanti. Scatta il panico quando ci accorgiamo che le nazioni africane riconosciute sono 54 e che nelle nostre conoscenze c’è un enorme buco nero che va dai confini del Sud Africa (dai, è facile, si capisce dal nome!) fino al deserto del Sahara e oltre.

Ma non perdiamoci d’animo: c’è sempre qualcosa da imparare, e poichè la geografia può sembrare una materia noiosa, possiamo approfittare degli strumenti digitali per farci un’idea della conformazione dell’Africa e delle sue nazioni. Se volessimo poi entrare nei dettagli, un altro strumento di ricognizione geografica sta ottenendo grande successo virale. Si tratta di GeoGuessr, un sito che ci porta in un luogo a caso nel mondo con GoogleMaps e ci invita a indovinare dove ci troviamo solo con l’ausilio di StreetView. In questo gioco, le nazioni africane ufficialmente mappate sono davvero poche, ma il sito è zeppo di mappe e sfide sulla geografia africana create dagli utenti.

Quanto è difficile risalire alle coordinate geografiche di un luogo a partire dalla foto di una strada? Può sembrare banale, ma in realtà il gioco ci stupirà quando siamo sicuri di certi riferimenti che riteniamo dati di un luogo, per poi scoprire che stiamo guardando da tutt’altra parte. Quando immaginiamo di essere nella città di New York, e invece è Nairobi, o quando quel nastro di strada che taglia il deserto ci sembra dover essere in continente africano e invece siamo in mezzo alle Montagne Rocciose, ecco, quello è il momento in cui possiamo riflettere sulla vastità e la varietà dei luoghi del mondo e su come la società umana, nelle differenze di storie e culture, ha saputo trovare una sintesi comune.

Ada Tattini

ACCADDE IN APRILE

Tra la primavera e l’estate del 1994, nel cuore dell’Africa, si consumò uno degli eventi più tragici della storia. Il genocidio dei tutsi a opera degli hutu in Rwanda che, in soli cento giorni, provocò fra le 800 mila e un milione di vittime, fra cui donne e bambini, massacrati per la maggior parte a colpi di machete, nell’indifferenza dell’Occidente.


A far luce su questi eventi è l’insegnamento di Storia e istituzioni dell’Africa, tenuto dalla docente Katia Visconti, Presidente del corso di laurea in Storia e Storie del Mondo Contemporaneo.
“Una catastrofe umanitaria a riflettori volutamente spenti, perché – questa una delle linee di analisi – l’Europa e l’Occidente preferirono non guardare.
Sullo sfondo, una situazione geopolitica che non è mai stata chiarita fino in fondo, come non sono mai state chiarite le ragioni del genocidio. Solo odio tribale? O la contrapposizione di due potenze occidentali, Francia e Usa, per stabilire aree di influenza in una delle regioni strategiche del pianeta? Nella regione del Kiwu, infatti, al confine con il Congo, si estrae il 90% del cobalto e del coltan, indispensabili per la produzione delle batterie degli smartphone”.


Protagonisti del progetto sono gli studenti del corso di laurea in Storia e Storie del Mondo Contemporaneo che hanno iniziato a investigare su quei 100 giorni di orrore.
I risultati della ricognizione storica, effettuata attraverso documenti, immagini e testimonianze, verranno presentati, attraverso eventi dedicati, all’interno del Festival diffuso delle culture africane, Ubuntu.

Veronica Tecchio

NELLA STESSA BARCA

È sul tema delle migrazioni che si snoda quella narrazione dell’Africa che fa leva sullo scontro di culture e che ostacola la comprensione profonda dei problemi che i fenomeni migratori attuali pongono alle società.
È per questo che il progetto Cantiere Casa Comune lanciato dalla Famiglia Comboniana ha tra i suoi obiettivi principali la promozione di una visione più larga verso un’umanità plurale, nella quale la commistione di popoli e culture diventa la risorsa, e non il problema.

Il progetto apre con un ciclo di webinar dal titolo Nella stessa barca – Verso un’umanità plurale a cadenza quindicinale, in un programma di panels che indagano diverse sfaccettature dell’accoglienza dei migranti in Italia, dalla cornice giuridica in tema di accoglienza e cittadinanza, passando per il racconto della tratta e del caporalato fino all’analisi di modelli di accoglienza virtuosi con Mimmo Lucano.

Laddove il mondo di oggi pone problemi globali, conseguenze trasversali dello sfruttamento di risorse naturali e umane a favore di una società occidentale tanto ordinata quanto diseguale, è necessario un cambio di paradigma che promuova la collaborazione tra popoli, tradizioni e generazioni diverse per costruire un futuro sostenibile in tutti i sensi.

Il primo appuntamento del programma di incontri online su piattaforma Zoom è per venerdì 20 novembre 2020 con un talk dal titolo Conoscere per comprendere con GESUALDI FRANCUCCIO e GIANFRANCO SCHIAVONE che presenteranno un primo inquadramento della realtà migratoria in Italia e l’analisi della nuova legge sui migranti.

Tutte le informazioni sul sito https://cantierecasacomune.it/

Ada Tattini

SOLO ESSERI UMANI

Partiamo da Publio Terenzio Afro, per gli amici Terenzio. Le sue versioni assillano studenti di tutto il mondo da secoli. La sua commedia più celebre è l’Heautontimorùmenos. In quest’opera è racchiusa una massima fondamentale: Homo sum, humani nihil a me alienum puto ovvero sono un essere umano, nulla che sia umano lo ritengo estraneo, alieno da me.

Saltiamo avanti di qualche secolo e incontriamo Nelson Rolihlahla Mandela, Nobel per la Pace e dal 1994 Presidente della Repubblica Sudafricana. Grazie a lui il mondo, soprattutto il continente europeo, scopre l’Ubuntu, la filosofia di vita africana che, con queste parole, viene spiegata da Mandela stesso: «In Africa esiste un concetto noto come Ubuntu, il senso profondo dell’essere umani solo attraverso l’umanità degli altri; se concluderemo qualcosa al mondo sarà grazie al lavoro e alla realizzazione degli altri». 

«In Africa esiste un concetto noto come Ubuntu, il senso profondo dell’essere umani solo attraverso l’umanità degli altri; se concluderemo qualcosa al mondo sarà grazie al lavoro e alla realizzazione degli altri»
Nelson Mandela – Premio Nobel per la Pace

Da Terenzio a Mandela fino a oggi. Ubuntu Festival è nato e, alla pari di un neonato, ha bisogno delle migliori cure e attenzioni. Ecco perché abbiamo bisogno di Te.

Siamo persone, esseri umani consapevoli dell’importanza dell’apporto di ciascuno di noi per la creazione di Ubuntu Festival.

Siamo associazioni che operano in contesti e luoghi differenti, con mission diverse ma unite da un obiettivo comune, rendere visibile l’Africa che c’è e vive in Europa, in Italia, a Varese, sentirla parlare, parlarne e parlarle, sradicando pregiudizi e permettendo alle persone di riscoprirsi, appunto, umane.

Ecco perché Ubuntu Festival si compone e si sta componendo come un mosaico in cui ogni tassello svolge un ruolo fondamentale per poter realizzare l’opera completa.
Ogni contributo, azione o suggerimento è importante. 

Noi di Ubuntu Festival siamo qui, pronti a ricevere consigli, idee e proposte.
Conosci artisti, band, talenti che, secondo te, potrebbero rendere questa kermesse ancor più ricca? 
Vuoi partecipare attivamente, entrando nel nostro team? Cerchiamo giovani redattori, anche alla prima esperienza, volontari e sostenitori per il Festival delle Culture Africane e, non da ultimo, qualsiasi persona che voglia far parte del progetto Ubuntu, alla sua prima edizione varesina. Scrivici a fest.africavarese@gmail.com , in dm su Instagram o Messenger, inviaci un audio, un video o una breve descrizione di te o di chi vorresti segnalarci. Ti ricontatteremo prestissimo!

Veronica Tecchio