L’ultima, ennesima, tragedia consumata in terra congolese scuote le nostre coscienze. Ubuntu Festival Africa accoglie in sè realtà associative e culturali che operano anche nelle zone calde dell’Africa, e noi della redazione Ubuntu Blog abbiamo cercato di raccogliere le idee intorno alla morte dell’ambasciatore italiano in Congo Luca Attanasio.
Un pensiero molto speciale di Marco Castiglioni, seguito dalla riflessione sulle radici della violenza congolese in un articolo di Emma Brumana, e dalla ricostruzione della dinamica dell’agguato nel pezzo di Daniele Pierobon.


Il nostro Paese perde uno dei suoi figli migliori – di Marco Castiglioni

Ho avuto la fortuna di conoscere Attanasio, presentatomi da un comune amico che lo ha portato in visita al Museo Castiglioni. Le ore trascorse assieme a parlare di Africa e cultura africana sono bastate a farmi capire che mi trovavo di fronte a una persona che non si incontra tutti i giorni. In lui trasparivano chiaramente un’intelligenza vivace, una gentilezza e una simpatia innata, un amore sincero per la cultura africana e una passione vera per tutto quello che faceva.
Sensazioni che hanno avuto conferma nei mesi successivi quando Attanasio mi ha chiamato dal Congo per chiedermi quali difficoltà stavo incontrando nella gestione del Museo travolto, come tutti, dalla forza distruttiva del virus.
L’ultima telefonata, tre o quattro mesi fa, è stata ancora una volta quella di una persona entusiasta. Ci siamo salutati con la promessa reciproca che, una volta ripresa la vita normale, avremmo organizzato presso il Museo Castiglioni una mostra con la collezione di arte africana che aveva raccolto nella sua vita professionale nel continente nero. Un’ulteriore dimostrazione di quanto amasse e volesse far conoscere agli altri la cultura della terra in cui svolgeva la sua missione diplomatica.
Poche volte mi è capitato di restare così sgomento di fronte alla notizia della scomparsa di una persona conosciuta. Il mio pensiero, naturalmente, è subito andato alle sue tre bambine piccole ai genitori e alla moglie, non a caso anche lei di origine africana, così come verso i famigliari delle altre due vittime. Ma il mio sgomento aveva la sua origine non solo nella morte e nella sofferenza dei suoi cari ma anche nella consapevolezza che il nostro paese aveva perso uno dei suoi figli migliori. Una di quelle persone che rendono l’Italia e gli italiani unici al mondo.


Congo, le radici di una violenza – di Emma Brumana
estratto dall’articolo completo pubblicato sul sito di notizie Malpensa24 a questo link

Il tragico assassinio dell’ambasciatore italiano a Kinshasa Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci e dell’autista congolese Mustapha Milambo, ha riacceso i riflettori su una regione da tempo dilaniata da conflitti.
L’attuale insicurezza politica, militare, economica e sociale in cui si ritrova la Repubblica Democratica del Congo può essere compresa solo alla luce della ricostruzione storica del suo passato. […]
Secondo Jean-Léonard Touadi, presidente del Centro Relazioni con l’Africa della Società Geografica Italiana, la violenza strutturale della nazione affonda le sue radici nell’epoca coloniale. Touadi, nato a Brazzaville, ricorda uno dei proverbi più conosciuti nella società congolese. “Débrouillez-vous” ovvero “arrangiatevi”. Questo popolo, sfruttato e soggetto a una violenza endemica dall’epoca coloniale, è riuscito a resistere a un processo di indipendenza tormentato, a due guerre civili e alla pesante eredità di un genocidio. 
– Emma Brumana –


Dinamica di un agguato – di Daniele Pierobon

L’attentato in cui hanno perso la vita l’Ambasciatore Luca Attanasio, rappresentante diplomatico presso la Repubblica Democratica del Congo, e il Carabiniere Vittorio Iacovacci, addetto alla protezione dell’Ambasciatore, pone una serie di domande, già nelle ore successive all’attentato: Cosa è successo? Perché è successo?
L’ambasciatore Attanasio è stato raggiunto da tre colpi: due lo hanno preso di striscio, uno invece all’addome. Il carabiniere Vittorio Iacovacci invece è stato centrato in pieno da colpi al torace e all’addome. Iacovacci è morto sul colpo, mentre Luca Attanasio è deceduto dopo almeno 50 minuti dall’attacco. La corsa in ospedale è stata vana e tardiva, non certo una novità in aree così carenti di infrastrutture.

Si tratterebbe quindi di un attacco diretto sul convoglio, il fine ultimo è chiaramente quello del rapimento del personale nonostante l’agguato abbia portato alla morte del bersaglio.
Bisogna infatti considerare che la maggior parte delle milizie che operano in queste zone sono scarsamente addestrate e armate male per compiere operazioni così complesse come un rapimento in movimento.

Una prima analisi ci porta a considerare che qualcosa non ha funzionato all’interno della cellula informativa on-field, che ha la responsabilità di garantire grazie all’attività informativa, la cornice di sicurezza, che in qualche modo deve essere costruita all’interno di quella framework aderente responsabile della protezione.
Questi due elementi normalmente dovrebbero essere per protocollo assolutamente congruenti, ma in realtà non è sempre così. Questo perchè tra i due attori incaricati della sicurezza c’è il decisore politico, che molte volte per gerarchia riconosce delle priorità, che molte volte sono asincrone con il dispositivo di sicurezza. In questo modo si aumenta la capacità di penetrazione all’interno del dispositivo sicurezza ( la scorta ).

Un evento così simbolico dovrebbe far comprendere come i nostri connazionali all’estero, dopo diverse vicende recenti legate al pagamento per la liberazione di ostaggi, siano visti come delle prede per i gruppi di insurgent che hanno bisogno di fondi per continuare le loro attività criminose. 

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