Nel 2019 milioni e milioni di persone, per lo più giovani, sono scese in strada per chiedere diritti, giustizia , libertà, dignità, rispetto per l’ambiente, fine della corruzione e delle disuguaglianze. Una moltitudine di persone disposte a mettersi di traverso a politiche ingiuste non si vedeva dal 2010/11. Dal Cile all’Iran, da Hong Kong all’Iraq, dall’Egitto all’Ecuador, dal Sudan al Libano, hanno sfidato e subito una repressione molto forte. I governi hanno sparato ai loro cittadini, perdendo ulteriormente credibilità.”

Nata dall’urgenza di definire uno standard universale secondo cui ordinare l’organizzazione del mondo postbellico, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è stata promanata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948. Cade oggi l’anniversario di questo storico accordo, che diede una prima impronta ufficiale al riconoscimento dei diritti fondamentali dell’uomo, diritti che i governi firmatari si impegnavano a garantire nella ricostruzione di un mondo sconvolto dalle tremende vicende belliche della seconda guerra.

In particolare, la fine della dominazione politica ed economica europea sui territori colonizzati si presentò come l’occasione per ripensare alla condizione dell’individuo e delle comunità: quelli che erano già definiti come diritti umani, a partire dalla dichiarazione d’indipendenza americana del 1776, furono estesi a tutti gli uomini e le donne del mondo, e furono ampliati e ridefiniti gli standard civili che permettessero all’umanità tutta di garantire la pace tra i popoli.

Ogni anno, Amnesty International pubblica il rapporto annuale sui diritti umani nel mondo attraverso l’osservazione delle condotte dei popoli, delle nazioni e dei governi in materia di salvaguardia dei diritti civili.

Inutile dire che al centro del problema risiedono quelle nazioni che hanno iniziato il percorso di riscatto dalla dominazione coloniale nella seconda metà del Novecento, e l’Africa primeggia. Nonostante la maggioranza degli stati africani abbia raggiunto uno standard sufficiente nel garantire l’esercizio dei diritti all’interno dei propri confini, soddisfacendo le libertà fondamentali universalmente riconosciute, come ad esempio la possibilità di accedere a libere elezioni, ad un’informazione imparziale, alla protezione umanitaria, a tutt’oggi sono diverse e preoccupanti le violazioni dei diritti umani in continente africano.

Evitiamo qui l’elenco di orrori umanitari perpetrati in Africa a causa dell’instabilità politica, delle guerre civili ancora in corso, dei regimi dittatoriali che mantengono il loro potere negando ai cittadini la libertà individuale e collettiva. Evitiamo in questa sede di sottolineare le pratiche barbare di coercizione e negazione dello sviluppo personale di donne e uomini che vivono tutt’oggi in balia di governi che basano la loro legittimità sul monopolio della forza contro i propri cittadini. Evitiamo qui di citare i numeri dei prigionieri politici, delle uccisioni di civili, delle limitazioni alle libertà fondamentali. Evitiamo di sottolineare quanto in alcuni paesi africani siano ancora dominanti pregiudizi razziali su base etnica e religiosa – per non parlare della parità di genere – o quanto il diritto umano alla distribuzione equa delle risorse sia costantemente irriso dall’economia mondiale con la connivenza dei governi in Africa.

Il rapporto di Amnesty International quest’anno fa il punto oltre che sui dati relativi alle violazioni dei diritti umani, quanto sulla reazione che l’umanità, con movimenti di protesta locali ma dal contenuto trasversale in Africa come in Europa e in Asia, ha opposto nel corso del 2019 ai soprusi e alle ingiustizie.

Nessuno può chiamarsi fuori, avverte Moni Ovadia nella prefazione al rapporto. Nessuno può ritenere conclusa la lotta per l’applicazione della dichiarazione dei diritti universali dell’uomo, né i popoli ancora sottomessi da regimi ingiusti, né chi, come noi, vive nell’illusione di aver conquistato uguaglianza, libertà e diritti nel mondo occidentale.
È quindi doverosa la riflessione, almeno oggi nella Giornata Internazionale per i Diritti Umani, su quanto c’è ancora da fare nel mondo, su quanto le distanze culturali debbano essere colmate dal principio di uguaglianza dei diritti fondamentali, su quanto possiamo fare nel nostro piccolo per affermare tutti i giorni il sostegno ad un’umanità libera di esprimere la propria soggettività, ovunque nel mondo.

Ada Tattini

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